3 lavoratori italiani su 4 vanno al lavoro in auto, anche se i dati mostrano che una mobilità sostenibile è possibile
L’ultima ricerca di SD Worx evidenzia che solo il 15% degli italiani usa i mezzi pubblici per il tragitto casa-lavoro, nonostante tempi e distanze siano tra i più bassi in Europa. Il vero freno è la fiducia
16 aprile 2026

In occasione della Giornata Internazionale del Trasporto Pubblico, l’Italia emerge come uno dei Paesi europei più dipendenti dall’auto privata per gli spostamenti casa-lavoro, nonostante segnali strutturali indichino un potenziale concreto per una mobilità più sostenibile.
È quanto emerge dalla ricerca “HR & Payroll Pulse”, condotta da SD Worx, principale fornitore europeo di soluzioni HR & Payroll, lo scorso febbraio su un panel di 16.500 lavoratori in 16 Paesi europei. Il 75% dei dipendenti italiani intervistati dichiara di recarsi al lavoro principalmente in auto, superando nettamente la media europea che si ferma al 59%. Al contrario, solo il 15% utilizza mezzi pubblici – treno, autobus, metro o tram – contro una media UE del 20%.
Una panoramica coerente con il quadro nazionale dal “22° Rapporto sulla Mobilità degli Italiani” (Audimob-ISFORT, 2025) che fotografa un Paese in movimento, ma ancora fortemente ancorato al modello auto centrico. L’auto rappresenta per l’intera popolazione italiana, infatti, il 61% degli spostamenti complessivi tra motivi di lavoro, studio, gestione familiare e tempo libero.
Eppure, le condizioni a favore di una mobilità più sostenibile non mancano.
Tempi e distanze contenuti: l’Italia ha le carte per cambiare rotta
Il 22° Rapporto sottolinea che nel primo semestre 2025 la mobilità è tornata vicina ai livelli pre-Covid in termini di numero di spostamenti, ma non di chilometri percorsi: gli italiani si muovono più spesso, ma per distanze più brevi. La lunghezza media degli spostamenti è scesa, infatti, a 9,2 km, e oltre l’80% dei viaggi è sotto i 10 km, con una forte concentrazione urbana.
Un trend che trova conferma anche nei dati sui lavoratori. I numeri della ricerca di SD Worx evidenziano che le distanze e i tempi di commuting (tragitto casa-lavoro) in Italia sono tra i più bassi in Europa.
Per andare e tornare dal lavoro, gli italiani impiegano in media poco più di mezz’ora (35,2 minuti), con tempi più contenuti rispetto alla media europea (52,6 minuti). Quasi un lavoratore su due (43%) riesce a completare il tragitto in meno di 30 minuti contro il 28% europeo, mentre la distanza media percorsa resta una delle più brevi tra i Paesi coinvolti nella ricerca con 45,9 chilometri. Oltre due terzi dei lavoratori (67%) percorrono meno di 50 chilometri al giorno tra andata e ritorno, in linea – anzi leggermente migliore – rispetto al dato europeo (65%).
Il vero ostacolo è la fiducia
Perché allora l’auto resta la scelta principale? Il problema non sembra essere infrastrutturale, ma culturale e percettivo. Gli italiani, più di altri europei, non si fidano del trasporto pubblico.
In base all’HR & Payroll Pulse solo il 29,5% ritiene che i mezzi pubblici siano convenienti, affidabili e facilmente accessibili (contro il 35,6% europeo), mentre il 46% esprime un giudizio negativo. E appena un lavoratore su tre (33%) sente di avere sufficienti opzioni per spostarsi nel tragitto casa-lavoro, a fronte di una media europea del 53,3%.
Nonostante una maggiore copertura nelle grandi città, il trasporto pubblico non viene, quindi, percepito come una reale alternativa all’auto, soprattutto per quanto riguarda flessibilità, puntualità e integrazione con altre soluzioni di mobilità.
Una sfida a 360°
La transizione verso una mobilità più sostenibile non può, però, basarsi solo sulla tecnologia o sul rinnovo del parco auto, che in Italia resta tra i più vecchi e numerosi d’Europa. I dati suggeriscono che il cambiamento passa anche dalle politiche aziendali: smart working, orari flessibili, benefit per la mobilità sostenibile, incentivi all’uso di mezzi pubblici, biciclette ed e-bike.
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