Trasparenza retributiva: quattro aziende italiane su dieci non sono ancora pronte
7 maggio 2026

I responsabili HR italiani posizionano la Pay Transparency al secondo posto nella lista delle priorità in materia di retribuzione per il 2026. Eppure, solo il 69% delle organizzazioni dichiara di conoscere pienamente la Direttiva europea sulla trasparenza retributiva. Normativa che dovrà essere recepita da tutti gli Stati membri entro e non oltre il 7 giugno 2026.
Una consapevolezza che risulta ancora più bassa tra i lavoratori: solo quattro dipendenti italiani su dieci (vs 34% UE) sanno ciò che prevede realmente la norma e i diritti che introduce. È quanto emerge dall’edizione 2026 di HR & Payroll Pulse, la ricerca condotta da SD Worx, principale fornitore europeo di soluzioni HR e payroll, su un campione di 5.936 direttori HR e 16.500 lavoratori in sedici Paesi europei.
Uno degli obiettivi principali della Pay Transparency è colmare il divario retributivo di genere. Il provvedimento rafforza gli obblighi per i datori di lavoro in materia di trasparenza delle retribuzioni, imponendo criteri chiari, accesso alle informazioni salariali e misure correttive in presenza di differenze salariali non giustificate tra uomini e donne. Dati che le aziende con più di 100 dipendenti saranno tenute a rendicontare.
Ad un mese esatto dalla scadenza del termine, però, solo pochi Stati membri europei hanno recepito queste disposizioni della Direttiva sulla trasparenza retributiva nel diritto nazionale. Guardando allo stato dei lavori nel nostro Paese, il Consiglio dei Ministri ha comunicato ufficialmente il 30 aprile 2026 l’approvazione in via definitiva del decreto legislativo di attuazione della Direttiva, ma, ad oggi, il testo definitivo non risulta ancora pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
Sul fronte imprese, in Italia, una su dieci (10%) ammette di non avere ancora intrapreso misure concrete o sufficienti per essere pienamente conforme, il 27% si considera solo parzialmente conforme, mentre il 64% ritiene di essere pronto - percentuale che sale al 71% tra le aziende con oltre 1.000 dipendenti. Fotografia che appare molto simile a quella della media europea. Il Pease che in generale dichiara di essere più pronto è la Norvegia (70%), mentre quello meno preparato è la Croazia (51%).
In termini di strumenti concreti di trasparenza per la popolazione aziendale, l’adeguatezza risulta, però, ad un livello più basso: solo il 23% - dato comunque superiore di quattro punti percentuali rispetto alla media europea - delle organizzazioni italiane mette a disposizione dei dipendenti strumenti come dashboard di equità retributiva o sistemi strutturati per visualizzare e comprendere le politiche salariali. La criticità diventa maggiore tra le PMI con meno di 100 dipendenti, dove la quota si ferma al 6% (vs 14% UE).
In questo scenario, non sorprende il marcato divario tra azienda e dipendenti: il 60% dei lavoratori italiani afferma di non conoscere la direttiva, segnale che, in molte aziende, il tema è probabilmente codificato nelle procedure, ma fatica a tradursi in una prassi percepita e compresa dalla popolazione aziendale.
Retribuzione e percezione di equità: il punto di vista dei lavoratori
Come valutano in generale i lavoratori italiani la propria retribuzione? Il 34% ritiene che non sia adeguata rispetto alle mansioni svolte, il 29% assume una posizione neutra, mentre solo il 37% la considera proporzionata. Se, però, si analizza il confronto con colleghi che ricoprono ruoli simili, la percezione di equità sale al 45%. Un’impressione positiva, quest’ultima, che in Europa risulta più diffusa in Irlanda (58%), Paesi Bassi (57%) e Regno Unito (56%), mentre si collocano in fondo alla classifica Francia (35%), Slovenia (35%) e Croazia (36%).
Più ottimista la visione dei datori di lavoro: il 63% italiano è convinto di offrire una retribuzione giusta ai propri dipendenti. Percentuale che sale fino al 73% in Irlanda e Norvegia, al 72% nel Regno Unito e al 70% nei Paesi Bassi. In media, però, il 13% delle aziende europee, così come di quelle italiane, riconosce esplicitamente di non garantire una retribuzione pienamente equa.
Sebbene il 53% delle organizzazioni italiane dichiari di analizzare regolarmente i dati interni per individuare e correggere eventuali divari retributivi, solo il 32% dei lavoratori nota un impegno reale e concreto su questo fronte. La distanza è ancora più evidente dal punto di vista di genere: la fiducia scende al 26% tra le donne (percentuale che diminuisce di 10 punti rispetto alla media europea e risulta la più bassa insieme alla Francia), contro il 36% tra gli uomini.
Nonostante ciò, però, la popolazione femminile si dimostra più positiva guardando al futuro: il 56% delle donne ritiene che la trasparenza salariale aumenterà nei prossimi anni – il corrispettivo maschile è pari al 54%.
Trasparenza retributiva come leva strategica di competitività
La scadenza si avvicina rapidamente e l’attuazione a livello nazionale varierà probabilmente in modo significativo da Paese a Paese. Molte organizzazioni stanno ancora aspettando indicazioni concrete, ma ciò non significa che non possano già intervenire oggi. Raccogliendo, analizzando e confrontando i dati retributivi, possono individuare per tempo eventuali gap e intervenire in modo mirato sia per prepararsi meglio alla normativa sia per rafforzare la propria posizione sul mercato del lavoro. I dati dimostrano, infatti, che la trasparenza retributiva è oramai un fattore chiave di attrazione e retention dei talenti: il 59% dei lavoratori italiani la considera (molto) importante nella scelta del futuro datore di lavoro. Le organizzazioni che investono oggi in questo ambito costruiscono, quindi, un vantaggio competitivo concreto e duraturo.
About ‘HR & Payroll Pulse’ survey
SD Worx, il principale fornitore europeo di soluzioni HR e payroll, supporta organizzazioni di ogni dimensione nella gestione delle risorse umane e delle buste paga. Per monitorare da vicino le esigenze e le percezioni di datori di lavoro e dipendenti, l’azienda realizza periodicamente indagini approfondite in tutta Europa. L’analisi dell’ultima ricerca “HR & Payroll Pulse” offre alle organizzazioni indicazioni preziose per affinare la propria strategia HR e payroll e renderla più solida e orientata al futuro.
L’indagine è stata condotta dal SD Worx Research Institute tra il 27 gennaio e il 20 febbraio 2026 in sedici Paesi europei: Belgio, Germania, Finlandia, Francia, Irlanda, Italia, Croazia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Romania, Serbia, Slovenia, Spagna, Regno Unito e Svezia.
In totale sono stati intervistati 5.936 responsabili HR e 16.500 dipendenti. I risultati restituiscono un quadro rappresentativo del mercato del lavoro di ciascun Paese coinvolto.
Informazioni su SD Worx
SD Worx è convinta che la base del successo siano le persone. Una forza lavoro sana e vigorosa non solo costruisce un'azienda florida, ma contribuisce anche a uno sviluppo positivo della società. Insieme ai suoi clienti, SD Worx valorizza, quindi, le Risorse Umane a beneficio del lavoro, della vita e della società.
In qualità di partner leader in Europa per le soluzioni HR e payroll per tutte le organizzazioni e i lavoratori, SD Worx offre software, servizi e competenze in ambito payroll & reward, gestione del capitale umano e gestione della forza lavoro. L’azienda ha profonde radici in tutta Europa e da otto decenni è all'avanguardia, insieme ai suoi clienti, datori di lavoro grandi e piccoli, per stimolare il coinvolgimento dei dipendenti nel successo del business.
Con quasi 10.000 dipendenti attivi in 27 Paesi, circa 105.000 clienti e 6 milioni di cedolini calcolati, SD Worx si posiziona tra i primi cinque player del settore a livello mondiale. Nel 2025 ha registrato un fatturato di 1,307 miliardi di euro.
Per maggiori info consulta il sito www.sdworx.it e seguici su LinkedIn
Contatti stampa:
SD Worx Italy : Doppia Elica
Contatti stampa



