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Manifattura: il peso del costo del lavoro

Manifattura: il peso del costo del lavoro

 

L’industria manifatturiera affronta costi maggiori rispetto agli altri macrosettori dell’economia per retribuire i propri lavoratori, sia in senso assoluto che relativo, e questo rende la gestione del personale, già particolarmente interessato da turnazioni e orari atipici, una sfida ancora più complessa.

Il tema è al centro del Manufacturing Workforce Outlook Italia 2026 di SD Worx, che analizza come l’incidenza del costo del lavoro, combinata con la complessità dei turni e l’invecchiamento della forza lavoro, stia ridefinendo le priorità della funzione HR nella manifattura italiana.

Secondo i dati Eurostat del 2023 il costo del lavoro è pari al 37,8% del valore aggiunto, una percentuale superiore a quella media del settore privato che si ferma al 34,9%. Nel tessile la percentuale è ancora più alta, 41,3%, così come nella manifattura di macchinari e apparecchiature, 42,3%. E sale ancora nel caso della produzione di mezzi di trasporto diversi dai veicoli (come biciclette, motociclette, imbarcazioni), 42,7%, e dell’industria dell’arredamento, in entrambi i casi due pilastri del Made in Italy. Si raggiunge il massimo nella manifattura di prodotti elettronici e ottici, 44,2%, e nel caso della riparazione e installazione di macchinari e attrezzature, segmento molto labour intensive, ben il 44,5%.

Per avere dei termini di paragone, nel commercio al dettaglio o all’ingrosso la quota del costo del lavoro sul valore aggiunto è del 34,9%, mentre nel mare magnum delle attività professionali, scientifiche, tecniche è solo del 25%.

    Cosa succede nelle medie e grandi aziende

     

    Come è facile immaginare, per le piccole imprese, quelle con 10-19 e 20-49 addetti, l’impatto della spesa per i salari è ancora più alto. Nella manifattura si arriva, infatti, rispettivamente al 41% e al 40,8% del valore aggiunto. Questo, però, non è sempre vero perché, per esempio, in quei segmenti nei quali il peso del costo del lavoro è in media maggiore sono proprio le aziende più grandi a vedere le percentuali più elevate del rapporto tra costo del lavoro e valore aggiunto.

    Prendiamo il caso della riparazione e installazione di macchinari: nelle imprese con 50-249 addetti si arriva a un peso del costo del lavoro addirittura del 54,4% e in quelle con 250 e più addetti al 59,2%.

    Nel segmento della fabbricazione di prodotti elettronici e ottici vengono raggiunti rispettivamente il 43,3% e il 47,2%, e si tratta di cifre importanti perché proprio in questo comparto le aziende più grandi (con 50-249 e 250 e più dipendenti) rappresentano ben il 71,7% della forza lavoro complessiva, più di quanto accade in media nella manifattura, dove si arriva al 58,6%. Numeri simili caratterizzano la produzione di macchinari e attrezzature, in cui le imprese medio-grandi sono preponderanti, visto che occupano il 71% dei lavoratori del segmento: qui il rapporto tra costo del lavoro e valore aggiunto raggiunge il 41,7% (con 50-249 addetti) e il 44,1% (con 250 addetti e più).

    È semplice comprendere perché questi dati sono significativi: le aziende manifatturiere di maggiori dimensioni applicano le turnazioni o orari atipici più della media, di conseguenza i loro reparti delle risorse umane sono già sottoposti a un lavoro più difficile rispetto a quello che affrontano altre realtà più piccole, anche se sono dello stesso segmento produttivo. Se in queste stesse medie e grandi imprese anche il peso economico del lavoro dipendente è maggiore, siamo di fronte a un elemento ulteriore di complessità.

      Quanto si paga per il capitale umano nella manifattura

       

      Parlando di numeri assoluti il discorso non cambia. Nella manifattura il costo del lavoro resta più elevato: 30.980 euro per addetto contro un dato del settore privato di 22.060, anche se le differenze in base a dimensioni e segmenti industriali sono enormi, al punto che ci sono realtà in cui a essere molto superiori alla media sono sia il costo del lavoro in valore monetario sia il peso di questo sul valore aggiunto.

      È il caso del comparto della produzione di mezzi di trasporto diversi dai veicoli, che vede un rapporto tra costo del lavoro e valore aggiunto del 42,7% (media della manifattura: 37,8%) e che contemporaneamente è secondo nella classifica delle imprese della manifattura per costo del personale in valore assoluto: 44.040 euro per addetto. Lo stesso si può dire per la fabbricazione di macchinari e apparecchiature e di prodotti elettronici e ottici: il costo del lavoro è rispettivamente pari a 38.980 e 39.730 euro.
       

        Da centro di costo a leva competitiva: il ruolo della funzione HR

         

        I dati raccontano una realtà inequivocabile: nella manifattura italiana il costo del lavoro non è una variabile marginale, è una variabile strutturale che incide direttamente sulla competitività. E più l’azienda cresce in dimensioni, più questa incidenza aumenta — proprio nelle realtà dove turni, straordinari e maggiorazioni rendono la gestione della forza lavoro già più complessa.

        Secondo il Manufacturing Workforce Outlook Italia 2026 di SD Worx, è proprio in questi segmenti ad alta intensità di lavoro — prodotti in metallo, macchinari, apparecchiature elettriche — che il costo del lavoro sul valore aggiunto supera sistematicamente la media, soprattutto nelle imprese con più di 50 addetti. Il dato non è solo statistico: tradotto in pratica, significa che ogni inefficienza nella pianificazione dei turni, ogni straordinario non ottimizzato, ogni errore di allocazione del personale si trasforma in un impatto diretto sui margini.

        La sfida per le imprese manifatturiere non è ridurre il costo del lavoro in sé, ma governarlo: avere visibilità in tempo reale, simulare scenari, prendere decisioni basate sui dati. Questo richiede un salto di maturità della funzione HR, da presidio amministrativo a partner operativo della direzione di stabilimento.

        «Quando il costo del lavoro supera il 40% del valore aggiunto, come accade in molti segmenti chiave della manifattura italiana, non puoi più permetterti di gestirlo con fogli Excel e processi manuali. Serve una capacità di monitoraggio, simulazione e pianificazione che oggi solo strumenti integrati possono offrire.

        Nel Manufacturing Workforce Outlook Italia 2026 abbiamo voluto mettere a fuoco esattamente questo: il costo del lavoro nella manifattura non è un dato da subire, è una leva da governare. E la differenza tra le aziende che competono e quelle che arrancano passa sempre più da qui.»

        Federico Padovani, Marketing Director SD Worx Italy

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