La produttività della manifattura italiana è cresciuta più della media
La produttività della manifattura italiana è cresciuta più della media
La madre di tutti i problemi economici dell’Italia è la produttività. Se non cresce, come accade nel nostro Paese da molti anni, le imprese sono meno competitive, i redditi non crescono e Pil si blocca. Tutto questo, però, non vale in particolare per un comparto, la manifattura. Ma guardiamo i numeri e cerchiamo di capire meglio.
La produttività è calcolata come valore aggiunto generato in ogni ora lavorata da un singolo lavoratore: ebbene, secondo Eurostat l’anno scorso solo in tre Paesi europei, Italia, Lussemburgo e Grecia, è stato più basso rispetto al 2010. In Italia in 30 anni, dal 1995, è cresciuto solo del 5,5%, mentre nell’Unione Europea in media è salito del 40,7%. Il dato europeo è certamente influenzato dal fortissimo aumento della produttività avvenuto a Est, tuttavia a fare meglio dell’Italia sono state anche economie mature come Francia (+27,8%) Germania (+33,9%), Spagna (+19,1%).
Risultato: dal 2000 in poi non c’è stata alcuna crescita della produttività nel nostro Paese, e l’andamento del periodo post-Covid ha visto anzi un calo, al punto che rispetto al 2015 il valore aggiunto per ora lavorata è sceso dell’1,2%, mentre nell’Ue è salito del 6,9%.
Ma nell’industria manifatturiera la produttività è cresciuta
In un panorama mediamente negativo spicca, però, il caso della manifattura che, in base ai dati Istat, tra il 1995 e il 2024 ha visto crescere la produttività di ben il 26,8%, molto più della media, molto più di quanto non sia aumentata in gran parte degli altri settori dell’economia. Solo il commercio e i servizi di informazione e comunicazione (compresa l’Ict), hanno fatto meglio: più 68,5% e del 65,6% rispettivamente. Ma si tratta di due settori che insieme valgono il 15,1% di tutto il valore aggiunto nazionale, meno dell’industria manifatturiera, che rappresenta il 16,6% del totale.
I guadagni di efficienza delle aziende della manifattura hanno compensato il crollo della produttività nel comparto alloggio e ristorazione, -25% in quasi 30 anni, e nelle costruzioni, dove è scesa del 19,7%, nonostante un recupero nel decennio 2014-2024. Anche se il confronto è, appunto, con il 2014 l’industria manifatturiera ha comunque visto dati migliori di quelli dei servizi, con un aumento del valore aggiunto per ora lavorata del 4,5%.
Questi passi avanti hanno fatto in modo, tra l’altro, che secondo gli ultimi dati assoluti (del 2023) le aziende manifatturiere producano 55,4 euro di valore aggiunto all’ora, più di quanto ne produca in media il settore privato, come avviene nel resto d’Europa.
La farmaceutica, il gioiello della corona della manifattura
Ma se andiamo più a fondo con i dati si scoprono differenze significative: si va dai 42,1 euro della riparazione e installazione di macchinari ai 102,6 di quello che oggi possiamo definire il campione della manifattura italiana, il segmento farmaceutico: è quello che traina, per esempio, le esportazioni, con un aumento annuo delle vendite all’estero che nel 2025 è stato del 28,5% a fronte di un incremento medio dell’export del 3,3%.
Tra i motivi c’è l’alta presenza di grandi imprese: secondo Eurostat il 77,5% dei lavoratori della farmaceutica è impiegato in aziende con 250 addetti o più, mentre la media nella manifattura è del 29%. Dinamiche simili caratterizzano anche i segmenti della chimica e della fabbricazione di veicoli a motore: hanno una produttività molto maggiore della media, rispettivamente di 74,3 e di 73,1 euro per ora lavorata, che cresce ulteriormente nelle imprese più grandi, nelle quali, tra l’altro si concentra la grande maggioranza dei lavoratori. Per esempio, nella fabbricazione di veicoli le aziende con 250 addetti o più (dove lavora il 73,4% dei dipendenti del segmento) producono un valore aggiunto orario di 83 euro.
Naturalmente in grandi aziende manifatturiere ad alto margine la gestione delle risorse umane è ancora più complessa, si tratta di organizzare comparti molto differenti, con turni di lavoro diversificati, e farlo in modo tale da mantenere alta la produttività.
La sfida posta dal labor hoarding
Anche altri segmenti affrontano sfide simili, ma devono innanzitutto recuperare livelli di produttività che oggi sono inferiori alla media: si tratta, per esempio, dell’arredamento, del tessile e abbigliamento. Qui secondo Eurostat il valore aggiunto per ora lavorata scende a 42,6 euro (arredamento) e 43,1 (tessile e abbigliamento) ed è per questo motivo che questi settori sono più colpiti dal “labor hoarding”, ovvero la crescita dell’occupazione maggiore di quella della produzione.
Si tratta di un fenomeno comune alla manifattura di molti Paesi e si spiega con la necessità di trattenere professionalità poco sostituibili e attrarre personale capace di gestire la trasformazione tecnologica. Il risultato, però, è un aumento del costo del lavoro per persona, cosa che rende ancora più necessaria, soprattutto in segmenti a bassa produttività, una gestione estremamente efficiente delle risorse umane.
Il punto di vista SD Worx
I dati confermano ciò che osserviamo ogni giorno lavorando con le imprese manifatturiere italiane: la produttività del settore è in crescita, ma proteggerla e accelerarla richiede un salto di qualità nella gestione della forza lavoro. Turni complessi, costo del lavoro che in alcuni segmenti supera il 40% del valore aggiunto, labor hoarding: sono sfide che non si affrontano con strumenti frammentati o con un approccio puramente amministrativo.
Nel nostro Manufacturing Workforce Outlook Italia 2026 abbiamo analizzato in profondità queste dinamiche, identificando le leve su cui le aziende manifatturiere possono agire: dalla pianificazione integrata dei turni, al controllo predittivo del costo del lavoro, fino alla digitalizzazione dei processi HR.
«La manifattura italiana ha dimostrato di saper crescere in produttività più della media nazionale. Ma questo vantaggio va difeso. Le imprese che sapranno integrare dati, processi HR e pianificazione della forza lavoro in un modello coerente avranno un vantaggio competitivo concreto. Chi continuerà a gestire il lavoro con strumenti disconnessi, invece, rischia di perdere terreno proprio nel momento in cui il costo del personale diventa la variabile più critica.»
Federico Padovani, Marketing Director SD Worx Italy