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Dimensione minima del campione per la rendicontazione del pay gap e azioni da compiere se non la si raggiunge
La Direttiva UE sulla Trasparenza Salariale non stabilisce una soglia minima per i gruppi oggetto di rendicontazione. Il principio generale, però, è chiaro: evitare di riportare dati su gruppi troppo piccoli in cui si possono facilmente identificare i singoli dipendenti. Se un gruppo è troppo ridotto, occorre aggregarlo con altri o applicare misure di protezione della privacy.

Cosa si intende per “categoria di lavoratori” e come definirla per la rendicontazione?
Per riportare in modo significativo i dati sui gender pay gap, i datori di lavoro devono raggruppare i dipendenti in “categorie di lavoratori” – gruppi di ruoli che possano essere confrontati in modo equo.
La direttiva UE sulla trasparenza salariale non definisce le categorie in dettaglio. Le organizzazioni devono stabilirle autonomamente, purché siano obiettive, coerenti e spiegabili.

Cosa significa “lavoro di pari valore” e come lo definiamo?
La direttiva UE sulla trasparenza salariale va oltre il principio di pari retribuzione per lo stesso lavoro. Richiede, infatti, pari retribuzione anche per lavori diversi, ma di pari valore. Ciò significa confrontare i ruoli anche in base a ciò che richiedono ai dipendenti e non solo per titolo di lavoro o reparto.

Come dovrebbero calcolare il gender pay gap le aziende?
La Direttiva UE sulla Trasparenza Salariale richiede ai datori di lavoro di riportare sia il gender pay gap non corretto sia quello corretto. Questi due dati raccontano storie diverse ma complementari:
- Gender pay gap non corretto (unadjusted)→ la differenza media di salario tra tutti gli uomini e tutte le donne.
- Gender pay gap corretto (adjusted)→ un’analisi che considera ruolo, esperienza o ore lavorative, per capire se le differenze siano strutturali o derivino da pregiudizi.

Cosa si intende per “retribuzione” secondo la direttiva europea?
La direttiva UE sulla trasparenza retributiva adotta una definizione ampia di “retribuzione”. Lo stipendio base rappresenta solo una parte: il reporting deve comprendere anche bonus, indennità e benefit in natura (ad esempio auto aziendale).
Riassumendo, occorre rendicontare l’intero pacchetto retributivo effettivamente percepito dai dipendenti.

Su quali dipendenti impatta la direttiva UE sulla trasparenza retributiva?
La direttiva UE sulla trasparenza retributiva adotta una definizione estesa di “lavoratore”, superando la tradizionale distinzione tra personale a tempo pieno e part-time. L’obiettivo è garantire che le comunicazioni retributive riflettano fedelmente la composizione della forza lavoro contemporanea.

Trasparenza retributiva: cosa prevede la direttiva UE e perché conta davvero
La direttiva UE sulla trasparenza retributiva, approvata nel 2023, dovrà essere recepita da tutti gli Stati membri entro il 2026. Il suo obiettivo è ambizioso ma chiaro: rendere le retribuzioni in Europa più trasparenti, coerenti e giuste.

UNLEASH World 2025: l’HR diventa architetto del cambiamento nell’era dell’AI
All’UNLEASH World 2025 di Parigi, il team SD Worx ha raccolto insight e testimonianze dai principali esperti internazionali di HR e tecnologia.

Discriminazione sul lavoro in Europa: cosa vivono davvero i dipendenti (e cosa ci dicono i dati italiani)
La nostra ricerca HR & Payroll Pulse ha dimostrato che la discriminazione sul posto di lavoro è ancora uno dei problemi più diffusi tra i dipendenti in Europa. Per questo motivo, SD Worx ha collaborato con Laura De Boom, ricercatrice presso l'Università di Anversa, per discutere le statistiche e le azioni che i datori di lavoro possono intraprendere.

HR & Payroll Pulse 2025: il report completo
Gli insight indispensabili per i leader HR nel 2025
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Bonifici: dal 9 ottobre 2025 scatta la verifica del beneficiario
Dal 9 ottobre 2025 entra in vigore l’obbligo di verifica del beneficiario per i bonifici, prima che il pagamento venga autorizzato. L’obiettivo è prevenire errori e ridurre le possibilità di frodi. Per le imprese si tratta di un cambiamento con impatti pratici e organizzativi.

Il massimale contributivo: implicazioni per le aziende e i datori di lavoro
Una gestione errata del regime contributivo può generare sanzioni, interessi, contestazioni e blocchi DURC. Con i controlli INPS sempre più frequenti, è fondamentale prevenire e intervenire tempestivamente. Nel corso del webinar la consulente del lavoro, Elisabetta Gasparini, affronterà in modo chiaro e operativo il tema del massimale contributivo, illustrando le implicazioni normative e i principali rischi per l’azienda. Verrà mostrato anche come SD Worx e LinkLabour possono offrire un supporto concreto per individuare incongruenze, prevenire criticità e regolarizzare le posizioni contributive prima che diventino un problema.