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La Direttiva UE sulla Trasparenza Salariale richiede ai datori di lavoro di riportare sia il gender pay gap non corretto sia quello corretto. Questi due dati raccontano storie diverse ma complementari:
Insieme, questi dati mostrano sia l’entità del divario sia le possibili cause.
Gender pay gap non corretto: la differenza media tra la retribuzione lorda di uomini e donne, indipendentemente da ruolo o anzianità. Offre una panoramica di alto livello sulla parità di genere.
Gender pay gap corretto: approfondisce l’analisi tenendo conto di variabili come:
L’obiettivo è evidenziare la parte “non spiegata” del divario, che può indicare disuguaglianze o bias.
Metodi statistici:
La direttiva suggerisce il metodo Oaxaca-Blinder, che suddivide i risultati in parti “spiegate” e “non spiegate”. Nella pratica, la maggior parte delle organizzazioni utilizza analisi di regressione o strumenti più semplici, spesso con il supporto di fornitori esterni.
Requisiti di rendicontazione:
Se i divari pari o superiori al 5% non possono essere giustificati, i datori di lavoro devono:
Calcolare il gender pay gap non è solo un esercizio di conformità normativa. Per ottenere risultati credibili, è necessario:
Campioni troppo piccoli, titoli di ruolo incoerenti o dati mancanti possono distorcere i risultati. Preparare ora i sistemi e i processi renderà più agevole la conformità in futuro.
Il gender pay gap è più di una semplice statistica. Se analizzato correttamente, permette alle organizzazioni di individuare disuguaglianze nascoste, rafforzare le strutture salariali e costruire una reputazione di equità.
Non si tratta solo di rispettare una scadenza, ma di usare i dati per creare un ambiente di lavoro più equo.